Ma chi ti credi di essere?
L’arroganza è intollerabile. Non c’è ruolo o posizione che tenga. Niente giustifica l’assenza di rispetto. Il valore di una persona non è nel posto che ricopre, nel potere o nella ricchezza, è nei suoi comportamenti.
La superbia è odiosa. Svalutare il prossimo non è una pessima scelta, è un disvalore. Qualcosa di davvero sgradevole, che mina l’umanità, che altera le relazioni, che svilisce la dignità.
Basta osservare attentamente le persone che incontriamo per renderci conto che i veri “grandi” non sono mai supponenti, altezzosi, boriosi…mai.
Sono educati, gentili, aperti. Spesso empatici.
Sempre pronti al dovuto riguardo a tutti.
Negli atteggiamenti, nelle parole, nelle azioni, a vincere in termini di valore è proprio l’umiltà. Quella che ci ricorda che non siamo “superiori” ad alcuno e che non abbiamo ragione di guardare gli altri dall’alto in basso, di mantenere sgarbatamente le distanze, di peccare di presunzione.
Non guardare mai in basso verso qualcuno a meno che tu non lo stia aiutando.
(Jesse Louis Jackson Jr.)
Certa tracotanza che ignora le regole e il buon senso è indisponente, umiliante, stupida. Sorpassa il limite della ragione, non si può giustificare, indispettisce e talvolta mortifica.
È ingiusta.
L’umiltà invece è guida, bellezza, saggezza. Fonte di continuo apprendimento, intelligenza emotiva, forza serena. Non ci rende soltanto aperti agli altri, ci orienta a un equilibrio di pensiero e vita profondamente umano.
Ci tiene al riparo dal nostro stesso orgoglio, favorisce la nostra crescita personale.
È la via maestra per evolvere, infatti. Quella bussola che ci fa stare connessi alle persone, al mondo, alle situazioni.
Credo sia anche un’espressione culturale, la formula più alta di sensibilità.
E tu quante persone altere e prepotenti conosci?
Non farti scalfire dal loro animo impudente e volgare, opponi il tuo garbo, sfidali con la tua cordialità.
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