Quante volte lo shopping è considerato “opzione di conforto”?
Senza arrivare alla sindrome dello shopping compulsivo, non è affatto raro l’acquisto visto come coccola.
Magari compriamo un vestito perché “ci spetta un premio” o perché siamo nervose o tristi e qualcosa di bello sembra lenire per un attimo il nostro stato d’animo.
Spesso forse acquistiamo cose per riempire vuoti o per il piacere di cambiare e di circondarci di cose che ci piacciono. Qualche volta siamo attratte dagli stimoli della moda, della pubblicità, delle tendenze.
Tante volte lo shopping è una boa di sicurezza. Magari ci fa star bene curare il nostro guardaroba, avere un gioiello, divertirci a collezionare ninnoli.
Qualche volta nel nostro immaginario gli oggetti risolvono, sollevano, illuminano, aiutano.
E poi c’è lo shopping antistress. Qualcosa che distrae da pensieri pesanti, che alleggerisce le giornate, che fa breccia nel buio. Quello “compensativo”: lo shopping che ci concediamo reagendo a un momento brutto e complicato. Un momentaneo antidoto all’ansia.
Presumo sia quello che chi vende online sa benissimo.
Lo shopping online è comodo, veloce, perennemente possibile, no?
Ci coglie in ogni momento opportuno. Perché siamo agitate o perché siamo in relax.
Io cedo volentieri, lo confesso.
So che la maggior parte delle scelte non sono razionali ma unicamente emotive.
So che frequentemente potrei fermarmi e rinunciare.
So che certe volte mi capita di pentirmi dell’eccesso di acquisti.
Eppure so anche che lo shopping un po’ funziona. In qualche modo ricompensa per la fatica, per le durezze, per i sacrifici…
D’accordo, non devo celebrarlo però non riesco a castigare troppo il desiderio di piccole e grandi cose che ci assale con tanta energia!
Neanche da over 60 ho smesso di amare lo shopping.
Anzi…ammetto che adoro ogni tanto perdermi nella corsa all’ultimo acquisto.
E voi? Riuscite a controllarvi, a essere sagge e oculate?
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