Le parole di Ligabue, estratte da uno dei suoi tanti brani meravigliosi, racconta qualcosa che non c’è modo di spiegare, qualcosa che è in natura.
Lo fa da uomo che osserva l’universo delle donne nella sua intima, profonda potenza.
Quante volte vediamo, sentiamo, capiamo prima ancora che qualcosa appaia, venga detto, accada? Come se avessimo antenne speciali, come se la vita ci avesse dato qualche strumento magico. Si chiama sensibilità?
Un intuito sottile, acuto, enorme.
A volte fantastico, altre volte doloroso.
Una strana capacità di cogliere segnali emotivi, gesti, informazioni carpite al volo ed elaborare tutto alla velocità della luce.
Percepiamo atmosfere, intercettiamo intenzioni, avvertiamo pericoli, proviamo attrazione e commozione…
Le donne lo sanno. Anche quando nulla è ancora successo. Anche quando c’è silenzio. Anche se non sembra possibile.
Le donne lo sanno. E magari restano in attesa, fanno finta di niente oppure urlano, piangono, ridono senza un motivo apparente.
Qualche volta fa male. Qualche volta è difficile spiegarlo. Qualche volta fa paura.
Eppure noi donne non possiamo evitarlo. Siamo al mondo per essere donne, no?